Da oltre 15 anni studio e degusto vini, prima come sommelier AIS, poi lavorando nel settore “vino” e frequentando vignaioli e vignaiole in fiere e cantine. Lo studio e la passione per i vini (il plurale è meglio) sono e rimarranno in pieno corso e svolgimento. Ciò non significa che non abbia le idee chiare, ma che una passione come questa non finisce il suo percorso ma si alimenta di tutte le esperienze e gli approfondimenti possibile.
Occupandomi ogni giorno di comunicazione digitale del vino, ritengo opportuno scrivere ciò che penso di "vino naturale" e "vino convenzionale".
Gli articoli dedicati al vino non sono molti e sono testimonianza di quella che io considero un'evoluzione del mio gusto e un approfondimento delle mie conoscenze del mondo del vino. Ho chiamato questa sezione "Gusto libero" per sottolineare un approccio libero, affrancato da regole ferree dettate da enologia, punteggi, concorsi e blasoni. Non per altro il blog è sottotitolato "food and wine anarchist".
Indice dei contenuti
ToggleL'argomento “vino” è complesso. Il vino è una passione che assaggi e studi tutta la vita. Gli articoli che seguiranno sono pensieri per un gusto che voglio mantenere libero da mode e fazioni, che deve sempre essere un gusto aperto e sperimentale.
Anni fa utilizzavo gli aggettivi "vino naturale" e "vino convenzionale", che già consideravo poco precisi. Negli ultimi anni, da quando mi occupo per lavoro soprattutto di vini dei grandi numeri, penso sia più corretto parlare di vini "artigianali" e vini "industriali".

Cosa è il “vino naturale”?
Cosa s'intende con "vino naturale" e "vino convenzionale"? Alla popolare espressione vino "naturale" preferisco usare quella di "vini artigianali". A grandi linee le loro principali caratteristiche sono:
- sono vini di piccole-medie aziende, che solitamente praticano l'agricoltura biologica o biodinamica, con o senza appoggiarsi a una certificazione;
- sono prodotti da persone che hanno una filosofia produttiva e hanno riflettuto sul vino che vogliono fare, sia in vigna che in cantina;
- sono vini in cui chi li produce solitamente va in vigna e guarda la pianta da cui tutto nasce, la vite, e l'ecosistema in cui essa vive, la vigna e il suo ambiente;
- sono prodotti con una enologia a basso impatto (low intervention): fermentazione spontanea, leggere o nessune chiarifiche e filtrazioni, nessun aggiustamento con prodotti enologici;
- sono vini vivi, che nascono anzitutto in vigna. Vini che possono avere delle leggere mutazioni nel tempo e che non restano identici a se stessi ogni anno. Proprio come annata agricola non è identica a un’altra;
- fanno parte di un mercato alternativo a quello del vino industriale dei milioni bottiglie e degli enologi pagati centinaia di migliaia di euro. Un mercato alternativo è vivace e inquieto, ancora poco coerente;
- solitamente non si vendono nei supermercati, nella GDO, ma online, in enoteche e ristoranti.
Chi parla di vino naturale, nella mia esperienza, solitamente non sa di cosa sta parlando e segue solo la moda di questi vini. Quello di vino naturale è oggi un concetto estremamente vago, discusso e affermato in modi diversi da più correnti (o fazioni). Il vino naturale oggi è anche una moda, un mercato di nicchia e molto trendy del vino e, già solo in quanto tale, degno d'interesse.
Il generico mondo del vino, le associazioni sommelier e il mondo accademico sembrano ancora reticenti a volere registrare l'altro mondo del vino e soprattutto a non volercisi neppure confrontare con serietà.
Cosa sono i “vini convenzionali”?
I vini "convenzionali" sono fatti da imprenditori più che da vignaioli, sono vini dai grandi numeri (per quantità e vendite), dal gusto omologato e indenne alle annate agricole. I vini convenzionali (o industriali):
- sono i vini prodotti in enormi quantità;
- sono vini fatti prima di tutto al tavolino, che devono piacere alla maggior parte delle persone che li bevono e costruiti sul gusto della massa. Se il gusto predominante di Tedeschi e Scandinavi tende alla dolcezza, si produce il vino che soddisfi quel gusto;
- sono prodotti da aziende per cui la vigna è una mucca da latte (uva). Per questo viene praticata agricoltura convenzionale, per produrre grandi quantità di uva a discapito della qualità e della sostenibilità agricola. I prodotti di sintesi, il diserbo chimico su tutti, è utilizzato senza pensieri per massimizzare le rese per ettaro;
- sono vini progettati da enologi/ghe e poi realizzati in cantina, considerato il luogo in cui si fa principalmente il vino. Per aggiustare il gusto e renderlo come si è progettato che debba diventare, si aggiungono prodotti enologici e si interviene massivamente sul prodotto (chips di legno, tannini, acido malico, chiarifiche, filtrazioni, alti dosi di solforosa ecc.)
- sono prodotti da aziende che partono solamente dal mercato per produrre il vino. Si affidano a un enologo, possibilmente di fama, che confezioni il prodotto in base al mercato in cui si vuole vendere;;
- siccome devono piacere a più persone possibili, hanno un gusto e un aspetto omologato grazie alle sostanze chimiche utilizzate per questo fine. Sono una garanzia…: ogni anno uguali a sé stessi;
- sono vini che seguono convenzioni (agricole ed enologiche) eticamente non sostenibili.
Ecco alcuni pensieri sul vino artigianale e sul vino industriale. In questa pagina invece ci sono gli articoli sul vino scritti per Slow Wine e per aziende vitivinicole su temi diversi.
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